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sabato 29 maggio 2010

censura




NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.

documentazione diffusa da
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
http://www.perlapace.it/

martedì 2 marzo 2010

quel che sembra e quel che è

1.  La percezione degli italiani è di una presenza del 23% di straneri, mentre nel 2009 erano il 6,5% . 
2.  Si sente dire: “Non gli facciamo costruire le moschee, perché al loro Paese non ci fanno costruire le chiese”. In realtà in tutti i paesi islamici tranne l’Arabia Saudita sono presenti molte chiese cattoliche. I cristiani sono un numero molto esiguo, ma è garantito loro un luogo di culto. 
3.  Si sente parlare di “islamizzazione” dell’Italia, ma la maggioranza degli stranieri in Italia è cristiana. 
4.  Si sente dire: “Vengono qua e ci rubano il posto lavorando in nero”. In realtà la maggioranza degli immigrati ha lavori regolari; quasi tutti sono iscritti all’Inps; gli assicurati stranieri sono 2.173.545, pari al 92% di tutta la popolazione straniera regolare censita. E gli stranieri clandestini che lavorano in nero sono stimati percentualmente meno degli italiani che lavorano in nero. 
5.  In realtà gli immigrati fanno lavori che gli italiani non farebbero e contribuiscono al PIL in modo significativo: nel 2007 il contributo degli stranieri è stato del 9,1%. Considerato che la loro presenza nel 2007 era pari al 5,8% della popolazione, il contributo al PIL di uno straniero è mediamente più alto di quello di un italiano. 
6.  Non è vero neppure, come si sente spesso dire, che “quelli che vengono in Italia sono i peggiori”. Al contrario, hanno spesso un’istruzione uguale o superiore alla media agli italiani: uno su dieci ha una laurea, contro la media degli italiani è di uno su dodici. 
7.  Non è vero neppure che “vengono qui e si fanno curare a nostre spese”. Anzi, per la verità pagano le nostre pensioni: più pensionati ci sono, più lavoratori sono necessari perché il sistema non collassi. 
8.  Si sente dire: “Ci rubano le nostre donne”. In realtà l’80% delle coppie miste che ogni anno si sposano in Italia sono formate da un italiano che sposa una donna di origine non italiana.





Ma chi è oggi cittadino italiano? Chi è straniero? Chi non parla bene la lingua italiana? Chi non ha genitori italiani? Chi non ha genitori nati in Italia? Sotto il cielo c'è molta confusione. Penso sia giunto il momento di parlare seriamente di cittadinanza, in particolare dei cosiddettio bambini  "stranieri". Come chiede anche la CEI, è il momento di considerare cittadino italiano almeno ogni bambino che nasce in Italia, a prescindere dal luogo in cui sono nati i suoi genitori.
   




1° marzo 2010 Un giorno senza di noi, Giuseppe Caliceti, 
il manifesto, 2 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

primo marzo in giallo

noblògin' si scusa per la prolungata assenza: impegnato sul fronte dell'opposizione a questa riforma della scuola ha esercitato le sue dita sui blog degli Stati generali e di Equilibrio precario.

Oggi però ritorna perchè è il primo marzo, giornata di mobilitazione internazionale per i diritti degli immigrati: noblògin' aderisce senza riserve, riportando qui sotto il manifesto contro il razzismo in Italia, che ha già sottoscritto e che invita a sottoscrivere qui



 Manifesto contro il razzismo in Italia



Quando nel 1989 a Villa Literno fu ucciso un giovane sudafricano, Jerry Masslo, più di un milione di persone manifestò contro questo crimine razzista rispondendo all'appello di partiti politici, sindacati e associazioni.
Vent'anni dopo, quando a Rosarno si è verificato una vera e propria cacciata contro gli africani, soltanto alcune centinaia di persone si sono riunite per manifestare il loro sdegno. Gli uomini politici, nel migliore dei casi, sono rimasti muti.
La società civile alla quale sentiamo di appartenere è stata la sconcertata testimone della progressione del razzismo in Italia. Per paura, per vergogna o per disorientamento siamo stati a lungo in silenzio. Ma ci assumiamo adesso tutte le nostre responsabilità per spiegare la gravità della situazione e condividere l'entusiasmo che ci anima nel tentativo di ridare all'Italia un volto fraterno.
Uomini pubblici o semplici cittadini, vogliamo dire in modo chiaro a tutti coloro che sono vittime del razzismo a causa del colore della loro pelle, della loro religione o delle loro origini, che non sono soli. A Jerry Masslo assassinato, ai rom schedati, agli africani di Rosarno perseguitati e a tutte le vittime anonime del razzismo diciamo: siete tutti nostri amici! Per loro, vogliamo semplicemente ma decisamente dire a tutti coloro che hanno intenzioni di aggressione razzista: non toccare il mio amico!
Gli italiani sono "gente normale", a volte razzista, ed è ora che l'Italia guardi in faccia i suoi problemi di razzismo. Il razzismo non è una fatalità collegata meccanicamente alla crisi economica. Il razzismo non è nemmeno un problema riducibile alla questione dell'immigrazione, perché chiudere le frontiere non ha mai portato di per sé alla scomparsa dell'odio per l'Altro. La realtà deve essere considerata per quella che è: vivono ormai in Italia neri, arabi, rom, asiatici, latinoamericani, animisti o musulmani che malgrado siano spesso trattati da stranieri per via di leggi inique, sono italiani di fatto e di cuore.
In sintesi, il problema del razzismo in Italia va al di là del problema dell'immigrazione. E' quindi in termini più ampi che deve ormai essere affrontato.
E su questo piano, al di là dei fatti di sangue, il quadro è cupo. Bisogna essere sordi per non sentire gli insulti razzisti urlati negli stadi contro gli atleti neri. Bisogna essere ciechi per non vedere le discriminazioni di cui sono vittime nella quotidianità gli stranieri e gli italiani di "origine straniera". Nel mondo del lavoro, per affittare una casa o negli uffici amministrativi, devono troppo spesso subire diffidenza e umiliazione.
Questa situazione di ingiustizia è il frutto dell'assenza dello stato, del disfacimento della società civile, e dell'alleanza di fatto tra la Lega al Nord e le mafie al Sud che ha come scopo di strumentalizzare il razzismo per ragioni politiche per gli uni e economiche per gli altri. Ma il ricordo del fascismo e della Shoah ci insegna fin troppo chiaramente a cosa possono portare meccanismi di questo genere: non possiamo quindi restare a guardare senza opporci con tutte le nostre forze.
E' per questo che :
- Non lasceremo assimilare il problema del razzismo alla questione dell'immigrazione, perché è un modo di giustificare tutte le violenze commesse impunemente contro gli stranieri e gli immigrati.
- Denunciamo con decisione le leggi relative all'immigrazione, uniche in Europa per il loro carattere xenofobo, che fanno di persone integrate nella società italiana dei veri paria.
- Richiamiamo tutti i cittadini, le associazioni, i sindacati e gli uomini politici alla vigilanza contro i discorsi razzisti.
- Facciamo appello a tutti i partiti rispettosi dei Diritti dell'Uomo perché respingano per principio ogni alleanza con la Lega Nord e con qualsiasi altra formazione razzista e xenofoba.
-Facciamo appello alla società civile e allo Stato perché lottino contro il razzismo e l'antisemitismo mobilitando l'educazione, il diritto e la cultura.
Il cammino verso una società liberata dal razzismo può sembrare lungo e difficile. Ma è impegnandoci oggi nella battaglia antirazzista che possiamo sperare per domani una società il cui motore sia la costante ricerca della convivenza.

martedì 17 novembre 2009

caro presidente


PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO 

di ROBERTO SAVIANO



SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.


Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.


Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.






noblògin' ha firmato, firma anche tu

sabato 14 novembre 2009

Talete

ricevo, pubblico e sottoscrivo:

Il  10 Settembre 2009  il Governo ha approvato il Decreto Legge 135/09 che sottrae ai cittadini l'acqua potabile di rubinetto,  per consegnarlo di fatto, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le banche. (Vedasi l Art. 15 che modifica la disciplina già introdotta con l Art. 23 bis della Legge 133/2008).  
Se entro il 24 Novembre il Parlamento convertirà in legge questo provvedimento, in Italia i Consigli Comunali, i Sindaci eletti dai  cittadini saranno espropriati dalla gestione dell'acqua potabile che per  legge sarà privatizzata e consegnata al mercato.
Dopo essere stato approvato in Senato, da lunedi sarà in discussione alla Camera dei Deputati con esiti che, per alcuni, sono già scritti. 

mercoledì 30 settembre 2009

the dark side of the moon

nell'ultimo post del blog visto da quaggiù, il guru racconta una bella storia, con tanto di lieto fine, associando il volto migliore del capitalismo e della globalizzazione al merito, all'intraprendenza e alla lungimiranza: da un lato quelle dell'impresa che ha reso pubblico - mettendolo in rete - un suo strumento di lavoro (un software, se ho capito bene) chiedendo in cambio a chi fosse in grado di farlo di proporre modelli per migliorarlo. dall'altro lato il merito, l'intraprendenza e la lungimiranza di chi ci ha provato, c'è riuscito e per questo è stato premiato con una cerimonia e forse un'assunzione. tutto questo è messo a confronto con il volto peggiore del capitalismo, la chiusura, l'immobilità, la pigrizia e l'avarizia del capitalismo nostrano, rappresentato nell'esperienza del guru dalle poste italiane.
il post si chiude nel segno di un'amara rassegnazione, richiamandosi ancora all'esperienza personale: "Che dire ... io sono cresciuto ascoltando "o' salario garantito" dei 99 posse ;-)". qui guru rischia di confondere l'arroccamento sulle posizioni acquisite delle aziende o il "postofissismo" dei garantiti con la giusta lotta per gli ammortizzatori sociali, condotta da chi inevitabilmente, ripeto, inevitabilmente, rimane fuori dal circuito produttivo e occupazionale capitalistico. nell'esempio della netflex, a fronte dei sette premiati, dobbiamo immaginare un numero imprecisato di persone che ci hanno provato senza essere scelti e premiati. più in generale, il volto migliore e quello peggiore del capitalismo sono pur sempre capitalismo e mostrano del capitalismo comunque soltanto il lato illuminato. il lato oscuro è pieno di disoccupati, licenziati, lavoratori in nero, precari, esclusi... esclusi necessariamente da un sistema economico che non prevede e non può prevedere tra le sue priorità quella di occuparsi degli inutili o dei peggiori. per rimanere all'attualità, nel primo semestre 2009 si calcolano in Italia 580mila posti di lavoro in meno rispetto all'anno precedente.
il salario garantito non è affatto in contraddizione con la prospettiva adottata dalla netflex, perchè entrambi si fondano sul superamento dei concetti di lavoro e proprietà tipici della prima e seconda rivoluzione industriale. il sistema economico globalizzato, tecnologico, virtuale, delocalizzato e globalizzato in cui viviamo non ne ha più bisogno. il peggior nemico di microsoft non è apple, ma il mondo del software open source, che è più veloce e creativo proprio perchè rinuncia alla proprietà dei codici e si alimenta del lavoro libero di migliaia di programmatori. stesso discorso per le innumerevoli iniziative legate al copyleft, alle licenze creative commons o simili.
il punto è questo: se da un lato è giusto che le aziende trovino gli strumenti e le strategie per ridurre i costi e massimizzare i risultati, dall'altro lato non è più pensabile, se mai lo è stato, che in un mondo in cui lavora solo chi è migliore... possa guadagnare (leggi sopravvivere) solo chi lavora. 




caro Napolitano,



Signor Presidente,


il Senato ha approvato l’emendamento Fleres alla legge che ha istituito lo scudo fiscale. Se anche la Camera lo approvasse, Lei resterebbe l’ultima difesa. Signor Presidente, con questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento.








domenica 30 agosto 2009

controcensura2: videocracy

Videocracy è un film-documentario del regista italo svedese Erik Gandini, che sarà presentato al prossimo Festival del cinema di Venezia e sarà nelle sale dal 4 settembre.
Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha deciso di censurare lo spot di questo film, adeguandosi alle direttive del padrone di mediaset.


noblogin' controcensura ... e pubblica lo spot: sul sito di Fandango ce ne sono diversi, a noi è piaciuto questo:





In giorni come questi, in cui gli avvocati del premier querelano Repubblica per le dieci domande, e i giornalisti e i direttori di Avvenire, Corriere della sera, Tg3, l'Unità, l'Espresso e chissà quali altri ancora sono sottoposti ad un attacco frontale da parte delle truppe mediatiche, giudiziarie e governative del cavaliere..... forse val la pena dare un'occhiata anche a questo altro reportage: prodotto e trasmesso da pbs.org, "citizen berlusconi" è un tentativo di spiegare agli americani cosa sta succedendo in Italia da qualche anno.


Per noi è uno specchio in cui gurdarci non ci piacerà.



mercoledì 19 agosto 2009

nessuno tocchi kebab

Se proprio insistono, questi simpaticoni riformisti legaioli ... su tutto si può discutere: sicuramente l'inno di Mameli, che effettivamente è imbarazzante, ma pure si può tentare di dissuaderli dal difendere l'esame di dialetto per i prof., le gabbie salariali, la cacciata dei presidi del sud dalle scuole del nord, le ronde padane, la metropolitana per milanesi, il divieto per i burkini... di tutto questo e di tutto quel che si vuole, parliamone, siamo persone civili... ma giù le mani dal kebab!


lunedì 18 maggio 2009

guarda caso!

Mentre il ministro alla difesa annunciava che l'Onu non conta un fico secco, il ministro degli interni faceva lo spiritoso e - giocando col suo cognome e quello del capo della polizia - affermava gongolante che per picchiare duro contro l'illegalità servono maroni e manganelli.
Guarda caso... proprio quel che stavo pensando anch'io:
siamo nelle mani di coglioni e fascisti!

domenica 10 maggio 2009

per fortuna


La norma che avrebbe obbligato i presidi a denunciare i bambini senza permesso di soggiorno è stata stralciata dal provvedimento del governo.
Bene. Ma la sostanza cambia poco. O nulla.
Poche settimane fa l'Italia, come altri paesi, aveva rifiutato di partecipare al forum di Ginevra sul razzismo, il cosiddetto Durban 2. Aveva rifiutato di sedere al tavolo con Mahmoud Ahmadinejad, ritenuto razzista, xenofobo, antisemita. Bene, se non fosse che, in quegli stessi giorni, i nostri ministri erano impegnati in una contesa diplomatica con Malta circa una nave carica di migranti, che nel frattempo sono stati lasciati in mezzo al mare: una donna incinta è morta senza che nessuno se ne sia vergognato... anzi, questa settimana già per due volte il Ministro Maroni ha rimandato in Libia più di cinquecento persone, quasi tutti nigeriani, etiopi, eritrei e somali, in fuga dalla guerra, dalla fame e dalle persecuzioni, rifiutando loro il diritto di asilo (anzi, rifiutando loro addirittura il diritto di chiedere asilo), affermando che "il respingimento" sarebbe in linea con le norme italiane, europee e internazionali. Non è vero!
Temo invece che sia vero quel che dice il presidente del consiglio: che la maggioranza degli italiani approva e apprezza e anzi tira un sospiro di sollievo. Gli italiani non vogliono una società multietnica.
Temo, appunto, che abbia ragione. Ma mica perchè gli italiani siano razzisti: noi non siamo razzisti. Per fortuna lo sanno tutti che noi non siamo razzisti... altrimenti pensa un po' che figura che ci faremmo con ahmadinejad!

mercoledì 18 marzo 2009

minu pil pi tutt'

18 marzo 1968 -2009: in tempi di crisi una riflessione sui valori da misurare